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martedì 20 febbraio 2018

Bill Gates vs Donald Trump!


Il presidente degli Stati Uniti è stato attaccato da uno degli uomini più ricchi al mondo. Stiamo parlando dell'inventore e possessore di Microsoft, Bill Gates.

Al magnate non è proprio andata giù l'ultima riforma fiscale, promossa da Donald Trump, tanto da etichettarla come regressiva e penalizzante nei confronti della classe media e dei più poveri.


(Immagine presa dal Sito Ufficiale www.corriere.it)

Per Gates i super ricchi, come se stesso, dovrebbero pagare molte più tasse rispetto al resto della popolazione. Se no, non si fa altro che fomentare ed aumentare le enormi disuguaglianze ancora vive e presenti all'interno del paese a stelle e strisce.

Cosa risponderà il 45esimo Presidente degli States?

Scritto da L.

giovedì 14 dicembre 2017

L'uomo può tornare sulla Luna?


Ammettiamolo, quante volte ci è capitato di scrutare il cielo sopra le nostre teste domandandoci che effetto farebbe poter varcare i confini dello spazio, venendo a conoscenza dei milioni di segreti che lo stesso custodisce?


L'uomo solcò lo spazio la prima vota nel lontano 1961, quando il colonnello sovietico Yuri Gagarin, a bordo del veicolo spaziale Vostok, uscì dall'atmosfera terrestre. In quel 12 aprile di cinquantasei anni fa, il veicolo su cui era a bordo l'astronauta compì un intero giro intorno all'orbita del nostro pianeta alla "modesta" velocità di 27,000 Km/h, per poi rientrare alla base. La missione del 196,1 fu il coronamento dell'intensa Corsa allo Spazio che vide contrapposte le due superpotenze del dopo-guerra, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America.
L'esplorazione dei meandri dello spazio fu uno degli aspetti che contraddistinse la guerra fredda, inasprendo la rivalità culturale, ideologica e tecnologica delle due fazioni. Ciò nonostante, è grazie ad essa se l'uomo cercò di valicare i propri limiti ed i propri spazi. Dal 1957, anno del lancio orbitale del primo satellite umano, lo Sputnik 1, al 1975, le due nazioni contrapposte si sfidarono nel lancio di sonde, satelliti, missili per concludere la loro eterna rivalità con la conquista della Luna.
Sebbene il programma spaziale russo appariva a molti come il progetto meglio concepito, furono gli statunitensi a metter per primi piede sulla superficie del nostro satellite. Il 20 luglio del 1969, la missione spaziale Apollo 11 consentì all'astronauta americano Neil Armstrong di essere il primo uomo a sbarcare sulla Luna. Questo fece pensare ai più come al primo di uno dei tanti traguardi da lì in poi raggiungibili, grazie ad una rivalità costruttiva che avrebbe permesso di valicare la superficie di Marte ben prima dell'arrivo degli anni duemila. Così, come noi ben sappiamo, non fu ed anzi, con la missione spaziale Apollo 17 del dicembre del 1972, l'uomo in prima persona smise di poter calpestare la superficie del nostro luminoso satellite. Ma come mai l'uomo non fece più ritorno sulla Luna?


Secondo le versioni complottistiche, l'umanità non si spinse più sino alla Luna perché in realtà essa non ci riuscii mai a metter piede. Nonostante questa tesi sia una di quelle ad oggi maggiormente prese in considerazione, la realtà è assai più semplice di come essa non possa apparire. Fu Charles Bolden, ex astronauta ed attuale amministratore della NASA, a spiegare i motivi concernenti l'interruzione dei viaggi lunari. Egli, spiegò come i fondi stanziati annualmente dal congresso a stelle e strisce per i progetti spaziali erano troppo modesti per poter perpetrare altre e future conquiste spaziali, come ad esempio il raggiungimento del pianeta Marte. Infatti, è facilmente osservabile come, con il passare degli anni, sia costantemente diminuito il denaro utile a concepire nuovi ed innovativi programmi spaziali. Nell'occasione, Charles Bolden spense così ogni velleità americana sulla possibile nuova creazione di una missione Apollo per portare l'uomo sulla Luna.  

I programmi spaziali americani Apollo, costarono negli anni oltre ventiquattro miliardi di dollari, vedendo inoltre impiegate circa quattrocentomila risorse umane. Non solo, una delle altre ragioni per cui la NASA interruppe le missioni spaziali con equipaggio a bordo era legata al fatto che furono diverse le vite spezzatesi nella ricerca di conquista delle profondità spaziali. Dal 1972 in poi, gli States e la sua organizzazione spaziale capirono come lo spazio rappresentasse un'ignoto pericolo e che sarebbe stato maggiormente sicuro inviare delle sonde per analizzare nuovi dati e valicare nuovi confini.


Ad ora però tutto può nuovamente capovolgersi, con l'attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump sempre più propenso nel sovrascrivere la "Space Policy Directive 1", una iniziativa che intimerebbe la NASA di creare un nuovo programma spaziale con "l'intento di far tornare gli astronauti americani sulla Luna ed eventualmente su Marte". Ricevute precise raccomandazioni dal Consiglio Nazionale sullo Spazio (organo appartenente all'ufficio esecutivo del presidente degli Stati Uniti, sciolto nel 1993 ma riportato in auge dal tycoon ora in carica), questa iniziativa avrà il duplice scopo di far acquisire all'umanità una diversa concezione del cosmo, incrementando così d'altro canto nuove e fiorenti tecnologie. Lo sottoscrizione di questo trattato, darà nuovi fondi all'organo spaziale statunitense, il quale sarà nuovamente in grado di riportare l'uomo al di fuori del "giardino di casa". 

Ad oggi, sono infatti ancora diversi gli obiettivi cui la NASA cerca disperatamente di conseguire, come quello che porterebbe l'uomo sulla superficie di un'asteroide, provando così ad analizzarne aspetti conosciuti ed ignoti. Ben più impegnativa sarebbe invece la speranza di poter portare quattro persone nelle zone polari, od in alternativa ad esse quelle equatoriali della Luna, facendole lì soggiornare per non meno di una settimana. Una missione che costerebbe alle casse americane svariati miliardi di dollari ma la quale torna ora prepotentemente d'attualità visto il nuovo piano di stanziamenti proposto.
Una nuova industria potrà dunque fiorire, quella spaziale, con la speranza che un giorno tutti noi potremmo provare l'ebbrezza di un viaggio nello spazio o, perché no, di una bella vacanza lunare.


-Scritto da A- 




martedì 26 settembre 2017

Tutti contro il Tycoon


Sin dalla sua elezione, si era capito come il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump non avrebbe goduto della simpatia della maggior parte del popolo americano.

I continui scontri mediateci con Kim Jong-Un (dittatore nordcoreano), le intromissioni nella politica estera internazionale, le apparenti associazioni a movimenti razziali e l'abolizione di norme utili ed intelligenti delle amministrazioni precedenti, uniti ad una politica irrispettosa nei confronti dei meno abbienti, hanno sancito una profonda frattura fra il tycoon e gli statunitensi.
Secondo un sondaggio condotto dall'Abc/Washington Post, solamente il 39% della popolazione approverebbe l'operato dell'attuale presidente: da oltre sessantanni non si registrava un tale indice di impopolarità. Per meglio capire, era dalla presidenza di Harry Truman che la popolarità di un presidente degli Stati Uniti non era così in ribasso. 
Sempre secondo il sondaggio, il 59% dei detrattori non crede nella politica di cambiamento promessa da Trump, mentre soltanto il 28% della popolazione crede che il tycoon possa unire il paese. In ultimo ma non meno significativo l'indice al 66% che vede in Donald un leader capace solamente di dividere l'opinione pubblica.
Ciò nonostante il settantunenne continua per la sua strada, noncurante dei giudizi ed innescando, se ancor non c'è ne fossero state abbastanza, l'ennesima polemica.

Trump e lo sport: guerra fredda
Tra lo sport americano ed il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti è ormai guerra.
Infuria la polemica dopo che il Tycoon aveva utilizzato parole di fuoco per criticare gli sportivi americani rei di essersi inginocchiati durante l'inno in segno di protesta contro il razzismo dilagante negli States ("non vi piacerebbe vedere il proprietario di una squadra di football americano, quando qualcuno non rispetta la nostra bandiera, dire: 'Portate quel figlio di p... fuori dal campo, è licenziato").
La pronta risposta da parte del mondo sportivo non si è fatta attendere a lungo e così durante la scorsa giornata di campionato, nella sfida tra i Jacksonville Jaguars ed i Baltimore Ravens, i campioni di entrambe le compagini si sono inginocchiati in segno di sdegno, appoggiati dalle proprietà che si sono strette al fianco dei propri tesserati. La stessa scena si è poi ammirata su tutti i campi in cui si è giocato.
E se Donald Trump tuona su twitter tutto il suo disgusto, definendo il gesto inaccettabile, i vertici della NFL si uniscono nel contrastare la politica di divisione messa in atto dal presidente.
"Ora licenziateci tutti!" così tuonano i campioni di football, di basket e di Baseball: la guerra fredda è ormai cominciata e siamo certi non finirà presto.


Il mondo dello spettacolo si unisce alla protesta
Come se Donald Trump non avesse abbastanza detrattori, si uniscono alla lunga lista diverse personalità di spicco del mondo dello spettacolo americano.
Da Stevie Wonder a Pharrell Williams passando per il front man dei Pearl Jam Eddie Vedder, tutti si uniscono alla protesta che dilaga nel mondo dello sport e non solo nei confronti del presidente statunitense. La protesta negli ultimi giorni si sta espandendo, ingigantendo la propria ombra sopra la presidenza Trump.
Tutti uniti, tutti concordi nel dar contro alla disfattistica politica tycooniana.

                                                           -Scritto da A-

martedì 1 agosto 2017

Fantasmi Guerra Fredda


Situazione nel Baltico

Putin ha deciso di schierare più di 100 mila uomini sul confine orientale a ridosso dei territori Nato nel Mar Baltico, più specificatamente a Belarus.
Questo dopo che il leader russo, domenica scorsa, ha deciso di espellere 755 diplomatici americani dal suolo russo.

La risposta degli States non si è fatta attendere e il Vicepresidente Pence ha voluto rassicurare gli alleati Nato sulla volontà statunitense di rispettare il quinto articolo, quello sulla reciproca difesa, dell'Alleanza Atlantica, secondo il quale se si attacca un membro, automaticamente si attaccano anche tutti gli altri.
Trump si vede costretto a firmare una legge con nuove sanzioni in direzione Mosca.


Situazione in Ucraina

In aggiunta anche in Crimea, non vi è un clima diplomatico dei più distesi.
Qualche anno fa, il Presidente degli States, Obama, e la cancelliera Angela Merkel avevano deciso di smettere di rifornire con armamenti Kiev, dopo l'invasione della Crimea da parte dell'Ucraina, per evitare uno scontro che avrebbe coinvolto in primis il Cremlino.

La situazione sembra essere cambiata, l'impressione dei diplomatici Usa in territorio ucraino riportano un sostegno vero e proprio nei confronti di movimenti insurrezionali filorussi, sorti negli ultimi mesi.

Trump si trova con le mani legate e la via del dialogo da lui auspicata con Mosca, non sembra andare a genio al mondo politico statunitense che vede ancora la Russia come un avversario temibile a tutti gli effetti.


Scritto da L.



martedì 23 maggio 2017

Trump in terra santa



Il neo presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, è andato in visita spirituale in terra santa a Gerusalemme; non ha voluto accompagnatori politici per rispettare il luogo in cui andava e per non cambiare il messaggio del suo viaggio.



Appena atterrato con l'Air Force One, all'aeroporto è stato accolto dal presidente Rivlin e dal premier Netanyahu. Trump è il primo presidente Usa a volare dall'Arabia Saudita allo Stato Ebraico, nonchè il primo a visitare la città vecchia di Gerusalemme, passando prima dalla Chiesa del Santo Sepolcro (simbolo del cristianesimo) e poi davanti al Muro del pianto (simbolo dell'ebraismo).




Trump dichiara di voler portare pace, sicurezza e stabilità, sconfiggendo il terrorismo insieme, per costruire un futuro di armonia e prosperità. L'obbiettivo principale è quello di facilitare il riavvicinamento delle parti, israeliani e palestinesi, cercando di combattere un nemico comune (il terrorismo e l'Isis) e facendo leva sulle tre grandi religioni monoteiste del mondo.
Gli Stati Uniti non vogliono essere gli arbitri degli eventuali trattati, bensì i mediatori. Tale alleanza prenderebbe il nome di "Ultimate deal" e il suo entourage pensa che possa prendere forma in un anno.

La pace verrà garantita con l'aiuto degli arabi che faranno delle concessioni agli israeliani, come aprire le telecomunicazioni dirette con Israele e garantire i diritti di sorvolo.

Infatti, per continuare nel suo intento, il Presidente andrà tra qualche giorno a visitare il Papa; così da coinvolgere anche la mediazione della Santa Sede tra le parti.

Scritto da L.

martedì 11 aprile 2017

Partita a scacchi tra Kim e Trump


Gli Stati Uniti hanno deciso di neutralizzare i test nucleari di Pyongyang, stringendosi attorno alla Corea del Nord per cercare di bloccare l'evidente sviluppo dei programmi balistici e nucleari attuati per l'appunto nella capitale nordcoreana.
Gli Usa decidono di far intervenire la USS Carl Vinson, una portaerei a propulsione nucleare della U.S. Navy, lunga 333 metri e capace di trasportare 3200 marinai, 2500 aviatori e 85 velivoli; la Vinson fa da capo testa del Carrier Strike Group 1, un gruppo d'assalto navale dotato di sistemi di difesa missilistica.
La domanda che sorge spontanea è per quale motivo gli Stati Uniti hanno deciso di virare i loro programmi, che li avrebbero portati dopo i soliti controlli ed esercitazioni da Singapore all'Australia, verso la Corea. Tale decisione sarebbe dovuta da segnali di un possibile sesto test nucleare per celebrare i 105 anni del fondatore dello Stato, Kim Il-sung, nonno dell'attuale dittatore, Kim Jong-un.
L'idea degli Yankee è di creare uno scudo difensivo e di trasportare forza aerea a ridosso di eventuali obiettivi, facendosi supportare in tali azioni dall'aiuto di sommergibili a protezione delle portaerei.
Per inasprire ancor più i rapporti, il principale mezzo di propaganda estera nordcoreana, Uriminzokkiri ha pubblicato un video dove viene mostrata la portaerei Vinson che finisce in un mirino immaginario di Pyongyang per poi bruciare tra le fiamme.
Gli Stati Uniti dichiarano di puntare ad una denuclearizzazione della penisola coreana ma di non aver alcuna intenzione di cambiare il regime attuale in Nord Corea; Kim attualmente leader di terza generazione, secondo gli esperti dispone di una decina di testate nucleari e di un migliaio di missili.
Le principali basi nordcoreane sono attualmente:
- Nodong: gittata di 1300 km, avendo la capacità di colpire la Sud Corea;
- Taepodong 1: raggio d'azione di 2000 km, fino al Giappone;
- Musodan: 4000 km, raggiungerebbe la base Usa di Guam;
- Taepodong 2: infine questa base attualmente in stato progettuale, che dovrebbe essere in grado di toccare gli 8000 km di gittata, arrivando quindi a colpire gli Stati Uniti Occidentali e l'Europa.
Attualmente sono arrivate già 2 opzioni interventiste sul tavolo della Casa Bianca, ovvero da un lato l'eventuale uccisione del leader o dall'altro di stanziare armi nucleari nelle basi statunitensi in Corea del Sud.
Sta di fatto che sul piatto ci sono tante variabili e dei leader con in mano la possibilità di far tracollare il mondo nuovamente in un conflitto nucleare globale.

Scritto da L.

martedì 4 aprile 2017

Trump costruisce altri muri "economici"


La scorsa settimana l'attuale presidente degli States, Trump, ha firmato due ordini esecutivi sul commercio a stelle e strisce. Nel primo vi è una grande revisione del deficit commerciale in modo da identificare le varie e diversificate forme di abusi economici sul suolo americano.
Il secondo è quello che più ci tocca, perché in esso si rafforzano le regole di anti-dumping (dall'inglese "to dump"= vendere sotto costo, si intende quando un'impresa vende beni e servizi sui mercati esteri a prezzi nettamente inferiori a quelli applicati nei mercati interni), in modo da impedire alle aziende straniere di fare concorrenza sleale a quelle statunitensi.
Il segretario al commercio Usa, Ross, ha aggiunto che ci saranno dei dazi punitivi del 100% sui prodotti europei; un proibizionismo che fa tornare indietro gli States di almeno un centinaio di anni.
Le imprese si sono organizzate per manifestare contro queste scelte, 3 milioni di aziende si fanno sentire attraverso il loro leader John Hopkins che dichiara che la Casa Bianca li dovrà ascoltare per forza. La preoccupazione la fa da padrone dall'altra parte dell'oceano atlantico nel vecchio continente, dove i massimi leader di ogni nazione invitano a lavorare per una soluzione nell'interesse di tutti.

Scritto da L.