Visualizzazione post con etichetta #usa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #usa. Mostra tutti i post

lunedì 8 gennaio 2018

Football Americano Play Off


NFL Play Off


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NFL)

Sì, era ora! Per tutti gli amanti del genere l'inizio dell'anno coincide con una sola cosa: Play Off!
Pronti via e arrivano subito i primi risultati impensabili. Le vittorie fuori casa dei Titans e dei Falcons erano difficili da pronosticare ma una rimonta da cineteca da un lato e la maggiore esperienza hanno fatto tutta la differenza del mondo.

Kansas City Chiefs - Tennessee Titans 21-22
Tennessee arriva alla post season col penultimo pass disponibile e si trova subito sotto a casa dei Chiefs, che chiudono il primo tempo sul 21-3.
Quello che succede dopo è straordinari. Mariota, quarterback degli ospiti, ammutolisce il pubblico di Kansas, autolanciandosi (ovale rimpallato su un avversario e tornato, fortuitamente, tra le sue mani) per la meta spacca-partita; seppur buttando due giochi da due punti, preferiti ai field goal, alla fine la perseveranza di Tennessee ha fatto la differenza (22-21). Tutte le scelte sono azzeccate e i Titani di Tennessee si apprestano ad affrontare la prima della classe, nonché detentrice in carica del titolo: i New England Patriots di Boston.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NFL)

Jacksonville Jaguars - Buffalo Bills 10-3
Gara insapore, quella andata in scena ieri a Jacksonville, che ha visto i padroni di casa imporsi su una Buffalo non pervenuta.
Le emozioni sono poche e la sensazione è che chiunque affronterà gli Steelers, nello step successivo, subirà una sonora lezione. Il risultato rimane in equilibrio (3-3) fino al finire del terzo quarto, quando arriva la meta di Koyack che decide il match. Giaguari attesi a Pittsburgh per la semifinale di conference.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NFL)

Los Angeles Rams - Atlanta Falcons 13-26
I Falcons si aggiudicano l'ultimo posto per la post season e affrontano la sorpresa Los Angeles Rams nella città degli angeli. La parola chiave del match è esperienza. I Falcons, campioni in carica NFC, fanno valere una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e vincono sull'asse consolidato Ryan-Jones. I Rams e il loro QB Goff meritano però un'enorme applauso per aver riportato ad alti livelli una franchigia che non vedeva i play off da tempo. Gli Eagles, orfani del loro QB Wendtz, avranno vita difficilissima contro un'Atlanta già in formato play off.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NFL)

New Orleans Saints - Carolina Panthers 31-26
Gara stupenda, quella che chiude le wild cards della post season e chiude il cerchio delle semifinali di conference che ci condurranno al LII Super Bowl della storia. I Saints inizialmente calpestano gli avversari e la loro difesa permette agli ospiti di fare punti solo attraverso continui field goal. Poi sale in cattedra Drew Bress che con una serie di lanci magistrali. Nel finale New Orleans già con la testa alla sfida di Minneapolis contro i Vikings, lascia spazio alla manovra avversaria. I Panthers tornano in partita ma il fumble decisivo nei minuti finali, chiude i giochi.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NFL)

Ecco il quadro delle semifinali, che ha decretato le migliori 8 del torneo:

AFC

New England Patriots - Tennessee Titans

Pittsburgh Steelers - Jacksonville Jaguars

NFC

Philadelphia Eagles - Atlanta Falcons

Minnesota Vikings - New Orleans Saints


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NFL)
Scritto da L.

giovedì 14 dicembre 2017

L'uomo può tornare sulla Luna?


Ammettiamolo, quante volte ci è capitato di scrutare il cielo sopra le nostre teste domandandoci che effetto farebbe poter varcare i confini dello spazio, venendo a conoscenza dei milioni di segreti che lo stesso custodisce?


L'uomo solcò lo spazio la prima vota nel lontano 1961, quando il colonnello sovietico Yuri Gagarin, a bordo del veicolo spaziale Vostok, uscì dall'atmosfera terrestre. In quel 12 aprile di cinquantasei anni fa, il veicolo su cui era a bordo l'astronauta compì un intero giro intorno all'orbita del nostro pianeta alla "modesta" velocità di 27,000 Km/h, per poi rientrare alla base. La missione del 196,1 fu il coronamento dell'intensa Corsa allo Spazio che vide contrapposte le due superpotenze del dopo-guerra, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America.
L'esplorazione dei meandri dello spazio fu uno degli aspetti che contraddistinse la guerra fredda, inasprendo la rivalità culturale, ideologica e tecnologica delle due fazioni. Ciò nonostante, è grazie ad essa se l'uomo cercò di valicare i propri limiti ed i propri spazi. Dal 1957, anno del lancio orbitale del primo satellite umano, lo Sputnik 1, al 1975, le due nazioni contrapposte si sfidarono nel lancio di sonde, satelliti, missili per concludere la loro eterna rivalità con la conquista della Luna.
Sebbene il programma spaziale russo appariva a molti come il progetto meglio concepito, furono gli statunitensi a metter per primi piede sulla superficie del nostro satellite. Il 20 luglio del 1969, la missione spaziale Apollo 11 consentì all'astronauta americano Neil Armstrong di essere il primo uomo a sbarcare sulla Luna. Questo fece pensare ai più come al primo di uno dei tanti traguardi da lì in poi raggiungibili, grazie ad una rivalità costruttiva che avrebbe permesso di valicare la superficie di Marte ben prima dell'arrivo degli anni duemila. Così, come noi ben sappiamo, non fu ed anzi, con la missione spaziale Apollo 17 del dicembre del 1972, l'uomo in prima persona smise di poter calpestare la superficie del nostro luminoso satellite. Ma come mai l'uomo non fece più ritorno sulla Luna?


Secondo le versioni complottistiche, l'umanità non si spinse più sino alla Luna perché in realtà essa non ci riuscii mai a metter piede. Nonostante questa tesi sia una di quelle ad oggi maggiormente prese in considerazione, la realtà è assai più semplice di come essa non possa apparire. Fu Charles Bolden, ex astronauta ed attuale amministratore della NASA, a spiegare i motivi concernenti l'interruzione dei viaggi lunari. Egli, spiegò come i fondi stanziati annualmente dal congresso a stelle e strisce per i progetti spaziali erano troppo modesti per poter perpetrare altre e future conquiste spaziali, come ad esempio il raggiungimento del pianeta Marte. Infatti, è facilmente osservabile come, con il passare degli anni, sia costantemente diminuito il denaro utile a concepire nuovi ed innovativi programmi spaziali. Nell'occasione, Charles Bolden spense così ogni velleità americana sulla possibile nuova creazione di una missione Apollo per portare l'uomo sulla Luna.  

I programmi spaziali americani Apollo, costarono negli anni oltre ventiquattro miliardi di dollari, vedendo inoltre impiegate circa quattrocentomila risorse umane. Non solo, una delle altre ragioni per cui la NASA interruppe le missioni spaziali con equipaggio a bordo era legata al fatto che furono diverse le vite spezzatesi nella ricerca di conquista delle profondità spaziali. Dal 1972 in poi, gli States e la sua organizzazione spaziale capirono come lo spazio rappresentasse un'ignoto pericolo e che sarebbe stato maggiormente sicuro inviare delle sonde per analizzare nuovi dati e valicare nuovi confini.


Ad ora però tutto può nuovamente capovolgersi, con l'attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump sempre più propenso nel sovrascrivere la "Space Policy Directive 1", una iniziativa che intimerebbe la NASA di creare un nuovo programma spaziale con "l'intento di far tornare gli astronauti americani sulla Luna ed eventualmente su Marte". Ricevute precise raccomandazioni dal Consiglio Nazionale sullo Spazio (organo appartenente all'ufficio esecutivo del presidente degli Stati Uniti, sciolto nel 1993 ma riportato in auge dal tycoon ora in carica), questa iniziativa avrà il duplice scopo di far acquisire all'umanità una diversa concezione del cosmo, incrementando così d'altro canto nuove e fiorenti tecnologie. Lo sottoscrizione di questo trattato, darà nuovi fondi all'organo spaziale statunitense, il quale sarà nuovamente in grado di riportare l'uomo al di fuori del "giardino di casa". 

Ad oggi, sono infatti ancora diversi gli obiettivi cui la NASA cerca disperatamente di conseguire, come quello che porterebbe l'uomo sulla superficie di un'asteroide, provando così ad analizzarne aspetti conosciuti ed ignoti. Ben più impegnativa sarebbe invece la speranza di poter portare quattro persone nelle zone polari, od in alternativa ad esse quelle equatoriali della Luna, facendole lì soggiornare per non meno di una settimana. Una missione che costerebbe alle casse americane svariati miliardi di dollari ma la quale torna ora prepotentemente d'attualità visto il nuovo piano di stanziamenti proposto.
Una nuova industria potrà dunque fiorire, quella spaziale, con la speranza che un giorno tutti noi potremmo provare l'ebbrezza di un viaggio nello spazio o, perché no, di una bella vacanza lunare.


-Scritto da A- 




martedì 12 dicembre 2017

Babbo Natale esiste


Quanti di voi, signore e signori, hanno desiderato sin dalla tenera età fare la conoscenza di Babbo Natale?


Sicuramente tale incontro lo ha a lungo desiderato Miles Agnew, bimbo di appena due anni ricoverato da mesi in ospedale a causa di una terribile microcefalia e paralisi cerebrale, patologie riscontrate sin dalla sua nascita. 
A Salt Lake City, nello Utah, Santa Claus ha anticipato i tempi del suo arrivo,  andando in ospedale per incontrare il suo piccolo amico e farlo sedere (forse per l'ultima volta) sulle sue possenti ginocchia. L'incontro, organizzato dalla Secret Sleigh Project, ente che grazie ai suoi volontari permette a migliaia di bambini ricoverati in ospedale sparsi su tutto il territorio americano di incontrare il simpatico vecchietto con la pancia e la barba bianca, e voluto fortemente dai genitori del piccolo, ha fatto breccia nei cuori della popolazione americana e d'oltre oceano.

Il piccolo Miles è affetto sin dalla sua nascita da una rara microcefalia, accompagnata da una paralisi cerebrale e da una serie di patologie secondarie. Adottato dai suoi attuali genitori all'età di tre mesi, il piccolo ha, negli ultimi due anni, duramente combattuto facendo la spola fra la sua abitazione e l'ospedale sino al sopraggiungere della scorsa settimana, dove il quadro clinico è notevolmente peggiorato riducendo di molto le chance di sopravvivenza dello stesso. L'incontro con Babbo Natale è stato un vero e proprio regalo per Alfie, un momento felice in mezzo a tante giornate tristi. 
La foto dell'incontro scattata da mamma Michelle e postata sulla pagina del Secret Sleigh Project, ha fatto il giro del mondo scaldando in questi giorni di freddo il cuore d'ognuno di noi.


-Scritto da A- 

Roghi in California


Non accennano a placarsi i forti incendi che da martedì scorso interessano la California meridionale.



Sono circa duecentomila le persone che nelle scorse giornate sono state costrette ad evacuare, abbandonando le proprie abitazioni e rifugiandosi verso il nord dello Stato americano.
I forti venti odierni e la siccità delle scorse settimane ha incrementato il raggio d'azione e la potenza dei roghi, i quali fino ad ora hanno bruciato oltre quattrocentocinquanta chilometri quadrati di terreni, radendo al suolo inoltre oltre ottocento edifici. Nonostante sino migliaia i vigili del fuoco impegnati nell'arduo compito di tenere a bada le fiamme, queste nelle scorse ore hanno raggiunto i quartieri "belli" di Los Angeles dove gli incendi si sono espansi nella zona di Bel Air, toccando le aree limitrofe al museo Getty e all'Università della California. Nei giorni scorsi i forti venti che hanno fomentato le fiamme, con alcune raffiche oltre i centotrenta chilometri orari, hanno portato alla chiusura della superstrada 101, per intenderci quella che collega la città di Ventura a Santa Barbara.

Dopo aver assistito, nella contea di Ventura, allo scenario apocalittico che in questi ultimi giorni sta investendo lo Stato da lui governato, Jerry Brown ha fatto sapere alla popolazione locale come i vasti incendi invernali rischiano di diventare una normalità all'interno della California. Questi, sarebbero infatti una naturale conseguenza dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento globale  a cui noi stessi sottoponiamo il nostro poco amato pianeta. Il governatore ha poi reso noto di come i vigili del fuoco potrebbero essere duramente messi alla prova nelle prossime giornate, vista l'umidità che si andrà a registrare e i forti venti che soffieranno.

Nel frattempo le scene e le foto più devastanti registrate e scattate in California stanno da giorni facendo il giro del web, raccontando la sofferenza di uno Stato intero e di migliaia di persone. I danni provocati sino ad ora corrispondo a diversi miliari di dollari americani.


-Scritto da A- 


lunedì 11 dicembre 2017

NBA

Regular Season

Sacramento Kings (8-18) - Toronto Raptors (17-7) 87-102
Sacramento sta iniziando a giocare facendo girare bene la palla e facendo entrare sempre più in ritmo i campioni di domani come Bogdanovic e Hield che rispettivamente nella notte ne hanno piazzati 15 e 17. Questi buoni spunti non bastano a scalfire la forza e lo strapotere dei Raptors, una delle leghe più sottovalutate ma che ogni anno arriva almeno alle semifinali di play off. Basti pensare che attualmente nella Eastern ha davanti soltanto i biancoverdi di Boston.
Un DeRozan che con i suoi 25 punti è di gran lunga il top scorer di serata, tuttavia deve ringraziare anche l'importante supporto dei compagni, in primis Lowry che chiude con una solida doppia doppia da 12 rimbalzi e 15 punti.
Attenti alla squadra canadese che, partendo da outsider, finirà per mettere i bastoni tra le ruote a molti.

Detroit Pistons (14-12) - Boston Celtics (23-5) 81-91
Bellissimo match quello andato in scena alla Little Ceasars Arena di Detroit che vede i padroni di casa cercare di riprendere lo smalto perso nelle ultime uscite della squadra. Tobias Harris continua a sorprendere e a garantire punti, Tolliver in uscita dalla panchina mette a referto 15 punti mentre una brutta prestazione di Drummond che giganteggia a rimbalzo ma 6 punti sono davvero pochi per uno dei migliori centri della lega.
Per i Celtics ormai sono esaurite le parole di elogio nei confronti della Squadra più squadra che ci sia in tutta l'NBA. I due giovincelli Brown e Tatum stanno giocando già da giocatori navigati che calcano questi parquet da decenni, mentre Horford e Irving si dividono una leadership tanto utile in fase difensiva che quando si attacca. Aspettando Hayward, forse Boston può sperare di tornare sul tetto del mondo dopo 9 lunghi anni.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Boston Celtics)

Indiana Pacers (16-11) - Denver Nuggets (14-12) 126-116
Oladipo fa registrare il suo career high e si candida sempre più seriamente al titolo di Most Improved Player of The Year. Per il numero 4 il tabellino recita: 7 rimbalzi, 6 assist, 2 palle rubate e 47 punti con 6 tiri da 3 mandati a bersaglio. Oltre ai numeri straordinari e ancora più eccezionale la sua leadership che ha portato Indiana non solo a recuperare i Nuggets nell'ultimo quarto ma di andare a vincere questa partita all'overtime con un netto parziale di 12 a 2.
Oltre al sopracitato ex Thunder anche Turner (24), Taddeus Young (18), Stephenson (12) e Sabonis (14 in 20 minuti) sono andati oltre la doppia cifra.
I Nuggets seppur privi della loro stella Millsap sono riusciti a dare più di qualche grattacapo alla squadra di casa, attaccando il ferro a più riprese e attaccando da ogni angolo del campo allargando la difesa avversaria. Non è bastato ma ci sono degli ottimi presupposti per sperare in una post season che ad inizio stagione poteva sembrare solo una sbiadita utopia.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Uffciale Victor Oladipo)

Minnesota Timberwolves (16-11) - Dallas Mavericks (7-20) 97-92
Prestazione a tutto tondo per il Rookie of The Year di tre anni fa. Karl-Anthony Towns fa la voce grossa in mezzo al campo e le sue statistiche fanno impressione; per lui saranno alla fine del quarto quarto 28 punti, 12 rimbalzi, 3 assist e 3 palle rubate. I Wolves si tengono stretta la quarta posizione ad Ovest, cercando di staccare le tante inseguitrici.
Bisogna comunque ammettere che Dallas ha giocato una bellissima pallacanestro e messo seriamente in difficoltà Minnesota. Il top scorer per i texani è l'ex Wariors, Harrison Barnes (19).

New Orleans Pelicans (14-13) - Philadelphia 76ers (13-13) 131-124
Due delle franchigie più in forma della lega si scontrano, mostrando tutto il loro talento offensivo. I 40 e i 44 punti di parziali rispettivamente messi a referto nel terzo e quarto quarto da Phila e New Orleans sono la dimostrazione di percentuali al tiro davvero alte.
Torna Anthony Davis (29) e un Rajon Rondo in gran rispolvero che piazza 18 assist. L'altra Twin Tower, Cousins, continua il suo ottimo periodo di forma, ma il top scorer è il polivalente e utilissimo Jrue Holiday con i suoi 34 punti (5 da 3).
Simmons, anche senza Embiid, schiaccia e dispensa perle ogni volta che ha il pallone tra le mani. Se non lo aveste già fatto, segnatevi il nome di questo ragazzino australiano ne sentiremo parlare ancora molto.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Philadelphia 76ers)

New York Knicks (13-13) - Atlanta Hawks (6-20) 111-107
Torna Porzingis e New York torna a vincere. I Knicks sperano di tornare a giocare una post season che manca da troppo tempo al Madison Square Garden e quest'anno il numero 6 lettone ha una gran voglia di dire la sua; ennesimo trentello della sua carriera messo a segno questa notte. Ben coadiuvato da un Jack (19) e un McDermott (23) ispiratissimi.
Buona prestazione per il nostro Marco Belinelli che in uscita dalla panchina riesce sempre a dare un buon contributo alla sua squadra (13). Atlanta, sempre più fanalino di coda ad Est, Bulls permettendo.

Scritto da L.

lunedì 4 dicembre 2017

NBA

NBA

Regular Season

New York Knicks (11-11) - Orlando Magic (10-14) 100-105
New York appena fuori dalla zona play off nella Eastern, complice anche la sconfitta subita sul parquet di casa contro gli altalenanti Magic. Potete chiamarlo Vucevic show, quello che è andato in scena questa sera al Madison Square Garden con il montenegrino che ha messo a referto 34 punti, conditi da 12 rimbalzi. Non solo il numero 9, ma anche il resto del quintetto titolare è andato oltre alla doppia cifra: Payton (15), Gordon (10), Simmons (16) e Fournier (20). Per i Knicks, orfani del loro indiscusso re lettone Porzingis, si salvano le buonissime prestazioni di Beasley (21), Kanter (18 punti e 16 rimbalzi) e Lee (19).


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Orlando Magic)

Minnesota Timberwolves (14-10) - Los Angeles Clippers (8-14) 112-106
I Clippers continuano il loro periodo nero, perdendo sul campo dei Wolves. Un super Butler con una prestazione da 33 punti, 8 rimbalzi e 4 assist, ha condotto i suoi alla vittoria. Ben coadiuvato dalle doppie doppie di Gibson (11 rimbalzi e 20 punti) e Towns (12 rimbalzi e 15 punti).
Bisogna ammettere che la fortuna non ci vede ma la sfortuna ci vede benissimo e dopo aver tolto ai losangelini per infortunio Teodosic e Gallinari, ha deciso di togliere di mezzo anche Griffin.
Nonostante le insistenti voci di mercato (Cavs?) DeAndre ha giocato bene, ma L.A. ha trovato un leader inaspettato nel figlio del coach Rivers, Austin che ha totalizzato 30 punti.

Miami Heat (11-12) - Golden State Warriors (18-6) 95-123
Quando Durant e Steph giocano così c'è poco da fare per gli avversari. Alla fine per il due volte Mvp della Lega saranno, come il numero che ha stampato sulla schiena, 30, mentre per l'Mvp delle scorse Finals 24. Aggiungeteci Klay che tira come un cecchino (19) e un Casspi straispirato in un'uscita dalla panchina (10) e la frittata è fatta.
Coach Spoelstra deve essere comunque contento della prestazione dei suoi che hanno comunque combattuto fino all'ultimo. Dragic è il top scorer dei suoi con 20 punti.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Golden State Warriors)

Oklahoma City Thunder (10-12) - San Antonio Spurs (15-8) 90-87
In una serata dove Carmelo Anthony e Paul George sono sottotono, a salire in cattedra di conseguenza ci deve andare "Mister Triple Double" Russell Westbrook. Il numero 0 di Okc colleziona l'ennesima tripla doppia della sua carriera: 10 rimbalzi, 10 assist e 22 punti. Ottimo apporto di un quantomai silenzioso ma determinante Steven Adams.
Degli Spurs convalescenti lasciano in campo le seconde linee e senza la guida sicura del leader di questo inizio stagione Aldridge, il resto della squadra vacilla. Ricordiamoci che stanno per ritornare in rotazione Leonard e Parker, oltre al sopra citato LaMarcus e a quel punto affrontare sarà tutto un altro discorso.

Los Angeles Lakers (8-15) - Houston Rockets (18-4) 95-118
Harden mangia in testa a Lonzo Ball e lo ha dimostrato l'altra sera. Per il Barba a fine match il tabellino recita 4 rimbalzi, 9 assist e ben 36 punti, le statistiche del figliol prodigo di LaVar sono imbarazzanti 1 rimbalzo, 3 assist e 2 punti in 22 minuti. Sinceramente non mi sento di mettere in croce Lonzo, ma è ovvio che questo ragazzo abbia avuto una spinta mediatica eccessiva e forse ora se ne vedono i mediocri risultati. Ad L.A. però è nata una stella ed è stata presa anche questa al draft di quest'anno ma non alla 2 come Ball ma bensì alla 27. Stiamo parlando del nativo di Utah Kyle Kuzma che anche stasera ha mostrato le sue innate qualità con i suoi 22 punti e 12 rimbalzi.
Anche Ingram sta migliorando e continua il suo processo di evoluzione cestistica anche contro Houston collezionando 18 punti.
I Rockets si godono il ritorno di CP3, che aiuta e gestisce il gioco alla perfezione, e l'NBA Sixth Man of The Year dello scorso anno, Gordon, che si sta sempre più confermando quest'anno.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale NBA)

Scritto da L.

lunedì 6 novembre 2017

Maratona di NY

Maratona di New York

Come sempre il Kenya partiva da strafavorito e non ha deluso le attese, grazie alle super prestazioni dei suoi atleti.
Infatti nella maratona maschile ha trionfato il kenyota Kamwodor sul connazionale Kipsang.
La lotta negli ultimi metri è stata emozionante e al cardiopalma con il risultato in bilico fino all'ultimo centimetro. Alla fine il primo taglia il traguardo a soli due secondi dal secondo.


(Immagine presa dal Sito Ufficiale www.ansa.it)

La vera sorpresa avviene in quella femminile, dove la strafavorita kenyota Keitany si apprestava a vincere per la quarta volta consecutiva la maratona della Grande Mela (cosa mai riuscita a nessuno nella storia di questa competizione), ma non aveva fatto i conti con altre due atlete l'americana Flanagan e l'etiope Daska.
A Central Park taglierà il traguardo l'atleta di casa che riuscirà a far tornare la bandiera a stelle e strisce sul gradino più alto del podio dopo ben 40 anni dall'ultima volta.
La Flanagan taglia il traguardo in lacrime e regala una gioia inattesa a tutto il popolo americano.
Complimenti alla nostra Sara Dossena che si piazza sesta.


(Immagine presa dal Sito Ufficiale www.ansa.it)

Scritto da L.

lunedì 23 ottobre 2017

NBA

NBA

Toronto Raptors - Philadelphia 76ers 128-94

DeRozan mattatore di serata ne mette a referto 30, sotto l'occhio attento e accondiscendente del rapper nativo di Toronto Drake. I nuovi 76ers mettono a riposo Embiid e si lasciano guidare dal giovane Ben Simmons che si carica la squadra sulle spalle e chiude sfiorando la tripla doppia (18 punti, 10 rimbalzi e 8 assist).
Ottimo apporto per il resto del quintetto titolare dei Raptors con un Ibaka da 21 punti e un Lowry da 17; unica nota negativa l'infortunio di Valanciunas che probabilmente lo terrà lontano dai parquet per un paio di settimane, nel migliore dei casi.

Chicago Bulls - San Antonio Spurs 77-87

I Bulls sono centellinati dagli infortuni e dai problemi, non resta che sperare nell'esplosione del rookie finlandese Markkanen e nel veterano Lopez. I due però sono troppo poco per poter fronteggiare questi San Antonio Spurs, seppur senza il loro uomo simbolo, Leonard.
L'ex Portland, Aldridge, continua il suo ottimo inizio di stagione con la seconda doppia doppia di seguito (28 punti e 10 rimbalzi), ben coadiuvato dal sempiterno Pau Gasol (10 punti) e dal neo arrivato Rudy Gay (12 punti).

Cleveland Cavaliers - Orlando Magic 93-114

Prima sorpresa del sabato notte taragato Nba è la sconfitta casalinga dei vicecampioni contro dei sottovalutatissimi Magic. Ottima prestazione come al solito del Re LeBron con 22 punti, ma oltre ai soli Love e Shumpert nessun altro raggiunge la doppia cifra e logicamente ne risentono le percentuali.
I Magic giocano sul velluto e nel primo e terzo quarto danno vita allo strappo che gli permetterà di guardare sempre dall'alto i Cavaliers. Un Vucevic ispiratissimo con 23 punti, aiutato dai nuovi: l'ex Clippers Speights con 10 punti dalla panchina e l'esplosivo talento ex Spurs Jonathan Simmons con 19 punti.
Orlando sorprende e merita la vittoria, ora sarà da valutare la sconfitta per i Cavs maturata anche per le pesanti assenze, Rose e Thomas su tutti.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Orlando Magic)

Memphis Grizzlies - Golden State Warriors 111-101

Ecco l'altro risultato che non ti aspetti, con i campioni in carica che perdono in casa dei solidi ma non temibilissimi Grizzlies. Un Marc Gasol in formato play off, 34 punti e 14 rimbalzi per il Big Bad Bear di Memphis che non si tira mai indietro e mette a segno un tiro più difficile dell'altro.
Partita dai nervi tesi che nel finale vede i californiani tentare la rimonta con un Steph Curry in vena di fare la voce grossa ma che nel finale si fa prendere dalla trance agonistica e lancia il paradenti verso un'arbitro. Giustamente viene espulso e con lui anche Durant che in segno di stizza indica al pubblico l'anello vinto lo scorso anno. In tutto questo il numero 30 ha collezionato 37 punti e l'Mvp delle Finals dello scorso anno 29.
Finale travagliato ma al fischio finale arriva la prima L per i Golden State, ora toccherà a coach Kerr calmare gli animi in vista della prossima partita.


Miami Heat - Indiana Pacers 112-108

Partita divertente in Florida che vede tanti giovani talenti a confronto, ma in mezzo alla gioventù e l'esperienza della guardia di Miami a farla da padrone. Dragic chiude top scorer di serata per i suoi con 23 punti, dispensando giocate sopraffine per i compagni, anche se bisogna ammettere che gli Heat di coach Spoelstra hanno dato vita ad una prova corale molto solida.
La schiacciata di Johnson fa impressione, Waiters e Olynyk, ben coinvolti nelle rotazioni, riescono a sopperire alla mancanza di Whiteside.
Per Indiana non basta un Oladipo da 28 punti e un Sabonis da 18, per il resto una gara tenuta in piedi con carattere e questo deve essere il punto di partenza per dei Pacers che si apprestano a portar avanti un'annata quantomai anonima.

Houston Rockets - Dallas Mavericks 107-91

Derby texano a Houston dove i Rockets mantengono la loro imbattibilità. Harden miglior realizzatore del match con 29 punti e assist no look degni del miglior Rondo. In questo inizio di stagione si sta confermando in maniera inimmaginabile Gordon che continua a collezionare numeri da top player, per lui stasera sono 18 e la solita leadership a cui ci sta abituando.
Dalla panchina ottimo Nene e Capela che continuano a fare il bello e il cattivo tempo nel pitturato avversario. Aspettando il ritorno di Chris Paul questi Rockets fanno già paura e si candidano sempre più come papabili vincitori, Golden State permettendo, della Western Conference.
Per Dallas protagonisti inaspettati Ferrell e Barea con 19 punti a testa, oltre alle buone prestazioni ma non eccezionali di Matthews e Barnes. I Mavs hanno ancora molta strada da fare per cercare di lottare per un posto play off.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Houston Rockets)

New York Knicks - Detroit Pistons 107-111

Porzingis si carica la squadra sulle spalle al Madison Square Garden ma i suoi 33 punti non bastano ai Knicks per centrare la prima vittoria di questa stagione. Oltre al lettone biondo nella Grande Mela si fanno notare i nuovi arrivati Hardaway Jr e Kanter, ma nella franchigia della città che non dorme mai continua ad essere ancora troppo poco per sperare dopo anni di delusioni di arrivare alla post season.
I Pistons continuano a stupire, soprattutto Tobias Harris che si candida a vera rivelazione dell'anno a Detroit, per lui sono 31 punti; ottima prestazione di Drummond che colleziona l'ennesima doppia doppia della sua carriera (21 punti e 12 rimbalzi).


Milwaukee Bucks - Portland Trail Blazers 113-110

Una delle partite più divertenti della serata con un Giannis in formato Mvp. The Greek Freak tocca il massimo in carriera (almeno per ora) con i 44 punti di sabato, conditi da 8 rimbalzi e 4 assist. Aggiungiamoci che nel finale ruba palla e piazza i due punti che sanciscono la fine del match, ragazzi non voglio sbilanciarmi ma dopo LeBron si prospetta un nuova era per le future decadi.
Questa volta però il giocatore viene dalla Grecia, scrivetevelo in testa, ecco a voi il futuro di questa lega GIANNIS ANTETOKOUNMPO 34!
Passano in secondo piano le seconde linee dei Bucks che comunque svolgono un lavoro magistrale, su tutti Snell (17 punti), Middleton (18) e il rookie of the year dell'anno scorso Brogdon (13).
Il duo Lillard e McCollum sbatte contro il cervo greco e a nulla servono i loro 26 punti a testa.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Giannis Antetokounmpo)

Utah Jazz - Oklahoma City Thunder 96-87

Terza sorpresa di serata la sconfitta del trio delle meraviglie di Oklahoma contro la bellissima realtà Jazz. Un Rubio che si sta togliendo dei sassolini dalle scarpe, dopo la cessione di quest'estate, e che si trova già alla perfezione con il centralone francese Gobert. Se aggiungiamo un cecchino come Ingles dal perimetro che marca Westbrook contenendo la sua esplosività e facendolo rimanere a soli 6 punti, il risultato è facile.
Nel finale Paul George e Anthony ci provano, ma Utah ormai è già lontana e deve solo amministrare il vantaggio.

Denver Nuggets - Sacramento Kings 96-79

L'ex Hawks sembra aver trovato una dimensione a Denver e finalmente fa vedere la sua leadership in una franchigia che ne ha un disperato bisogno, dopo la partenza del nostro Gallinari e l'inizio di stagione in sordina per Jokic. Millsap è il mattatore di serata assieme a Faried ma a far vincere la partita casalinga è stato l'ottimo apporto dalle seconde linee, che dalla panchina hanno portato punti fondamentali. Unico a salvarsi nei Kings è la pick numero 5 dello scorso draft Fox che si sta dimostrando già all'altezza dell'Nba e che indico sinceramente come uno dei papabili vincitori del Rookie of The Year di quest'anno.

Los Angeles Clippers - Phoenix Suns 130-88

I Clippers continuano la loro cavalcata con la seconda vittoria di seguito, questa volta le vittime sono gli imbarazzanti Suns che riescono a chiudere sotto di 42 punti.
Blake Griffin top scorer con 29 punti, Beverley onnipresente in fase difensiva e capace comunque di portare un buon apporto anche davanti con 15 punti, Lou Williams dalla panchina porta i suoi tiri dall'arco e tocca i 18 punti. Ottimi anche i 12 del nostro Danilo che contribuiscono a sopperire all'infortunio rimediato al piede nel primo quarto per Teodosic. Per il bene dello spettacolo che questa lega garantisce ci auguriamo che non sia nulla di grave per Milos.
I Suns, troppo accondiscendenti e arrendevoli, devono cercare di svegliarsi dal letargo estivo che sembra permanere anche ora che la stagione è riniziata.


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale L.A. Clippers)

Brooklyn Nets - Atlanta Hawks 116-104

I Nets sembrano aver trovato una dimensione, ma non diciamolo a voce troppo alta perchè ogni partita sarà una battaglia. Basti pensare che contro gli Hawks avevano la partita in mano ma per dei cali di concentrazione nel finale hanno rischiato di perdere.
Il nostro Beli si sta prendendo la leadership dei suoi Atlanta ma dovrebbe essere supportato maggiormente da una franchigia che persi tutti i pezzi pregiati si è stretta attorno al suo altalenante talentino tedesco Schroder.
A Brooklyn stanno esplodendo giovani interessanti e dal prospetto assicurato come i meno noti Crabbe e LeVert. L'estro di D'Angelo e l'esperienza dell'ex Raptors Carroll fanno il resto.

Oklahoma City Thunder - Minnesota Timberwolves 113-115

Perchè ci piace la pallacanestro? Vedere gli ultimi possessi di questa partita per una risposta esauriente. I Timberwolves vincono sulla sirena con un tiro da centrocampo di Wiggins e zittiscono la Chesapeake Energy Arena.
I Big Three di Okc danno vita ad una prestazione corale meravigliosa con Carmelo Anthony che ne mette a referto 23, Paul George 14 ed infine i 31, conditi da 10 assist, di Russell Westbrook.
Dall'altra parte però il quintetto titolare di Minnesota sfodera tutte le sue armi migliori con il duo Wiggins-Towns che colleziona 54 punti (27 a testa); mentre Teague, Butler e Gibson fanno la voce grossa nelle percentuali dei rimbalzi e palle rubate.
Un finale al cardiopalma e due delle squadre più rivoluzionate di quest'estate di fronte, c'era tutto per avere una partita combattuta e divertente ma loro hanno superato ogni più rosea previsione.
#ThisIsWhyWePlay!


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Minnesota Timberwolves)

Los Angeles Lakers - New Orleans Pelicans 112-119

I Lakers faticano a trovare continuità e vengono battuti dalle Twin Towers di New Orleans, Davis-Cousins. Sottotono Lonzo Ball e Ingram, mentre Clarkson e Kuzma danno sfoggio delle loro abilità e del loro talento.
Per coach Walton si prospetta un sacco di lavoro per cercare di far correre i suoi più velocemente verso quei risultati che la dirigenza dei Lakers si aspetta di ottenere in un futuro quantomai prossimo.

Scritto da L.

martedì 3 ottobre 2017

Orrore a Las Vegas


Quella che per molti sarebbe dovuta esser una notte spensierata, ricca di gioia e felicità, si è trasformata in un vero e proprio incubo.


Nei pressi del Mandalay Bay Casino di Las Vegas, si era radunata una folla festante per ascoltare le dolci note musicali di un concerto country, quando improvvisamente dal nulla si sono uditi degli spari e le persone presenti hanno cominciato a stramazzare al suolo una dopo l'altra.
Dal trentaduesimo piano di un palazzo antistante al casinò, un uomo bianco di sessantaquattro anni, identificato come Sthephen Paddock, ha aperto il fuoco sulla gente ignara del pericolo. In poco tempo si è assistito ad uno spettacolo raccapricciante, con più di quarantamila persone in preda al panico costrette a fuggire osservando impotenti a quanto intorno stesse succedendo.
L'uomo, freddatosi prima dell'arrivo dalle forze dell'ordine, secondo gli ultimi ed allarmanti bollettini avrebbe causato la morte di una cinquantina di persone ed il ferimento di ulteriori cinquecento innocenti (il bilancio è tuttora provvisorio).
Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, l'uomo sarebbe stato in possesso di un vero e proprio arsenale militare e non avrebbe agito da solo. Sarebbe ricercata dalla polizia una donna asiatica di anni sessantadue complice dell'uomo nonché sua convivente. La donna, tale Mary Lou Dandley, individuata dalla polizia di Las Vegas sarebbe ora sotto custodia ma dall'interrogatorio ottemperato dal FBI sarebbe risultata estranea ai fatti.
Nonostante l'Isis abbia rivendicato sui social web la matrice dell'attacco, le forze di polizia hanno più volte confermato che il folle gesto non sarebbe un atto di terrorismo bensì un episodio di insulsa ed ingiustificata violenza.
Ad alimentare i sospetti che si possa esser trattato di un attentato vi è il fatto che l'autore del gesto, da parecchi mesi si fosse convertito all'islamismo. Tra le altre informazioni trapelate nella giornata di ieri, vi è la notizia secondo cui il padre dell'omicida fosse per anni stato nella lista degli uomini più ricercati d'America.
Nel mentre una città è ancora sotto-shock, il presidente degli Stati Uniti d'America si unisce al cordoglio delle famiglie colpite: " Sparatoria terribile. Le mie più calde condoglianze alle famiglie delle vittime". Donald Trump ha poi fatto sapere che nella giornata di domani si recherà presso il luogo teatro della mattanza. Affranta anche Hilary Clinton, apparsa decisa per lavorare affinché simili tragedie non abbiano più luogo.
Quella avvenuta nella notte di domenica primo ottobre a Las Vegas, è senza alcun dubbio la più sanguinosa sparatoria della storia statunitense. Così riporta la CNN.

                                                           -Scritto da A-

                                                     

martedì 26 settembre 2017

Tutti contro il Tycoon


Sin dalla sua elezione, si era capito come il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump non avrebbe goduto della simpatia della maggior parte del popolo americano.

I continui scontri mediateci con Kim Jong-Un (dittatore nordcoreano), le intromissioni nella politica estera internazionale, le apparenti associazioni a movimenti razziali e l'abolizione di norme utili ed intelligenti delle amministrazioni precedenti, uniti ad una politica irrispettosa nei confronti dei meno abbienti, hanno sancito una profonda frattura fra il tycoon e gli statunitensi.
Secondo un sondaggio condotto dall'Abc/Washington Post, solamente il 39% della popolazione approverebbe l'operato dell'attuale presidente: da oltre sessantanni non si registrava un tale indice di impopolarità. Per meglio capire, era dalla presidenza di Harry Truman che la popolarità di un presidente degli Stati Uniti non era così in ribasso. 
Sempre secondo il sondaggio, il 59% dei detrattori non crede nella politica di cambiamento promessa da Trump, mentre soltanto il 28% della popolazione crede che il tycoon possa unire il paese. In ultimo ma non meno significativo l'indice al 66% che vede in Donald un leader capace solamente di dividere l'opinione pubblica.
Ciò nonostante il settantunenne continua per la sua strada, noncurante dei giudizi ed innescando, se ancor non c'è ne fossero state abbastanza, l'ennesima polemica.

Trump e lo sport: guerra fredda
Tra lo sport americano ed il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti è ormai guerra.
Infuria la polemica dopo che il Tycoon aveva utilizzato parole di fuoco per criticare gli sportivi americani rei di essersi inginocchiati durante l'inno in segno di protesta contro il razzismo dilagante negli States ("non vi piacerebbe vedere il proprietario di una squadra di football americano, quando qualcuno non rispetta la nostra bandiera, dire: 'Portate quel figlio di p... fuori dal campo, è licenziato").
La pronta risposta da parte del mondo sportivo non si è fatta attendere a lungo e così durante la scorsa giornata di campionato, nella sfida tra i Jacksonville Jaguars ed i Baltimore Ravens, i campioni di entrambe le compagini si sono inginocchiati in segno di sdegno, appoggiati dalle proprietà che si sono strette al fianco dei propri tesserati. La stessa scena si è poi ammirata su tutti i campi in cui si è giocato.
E se Donald Trump tuona su twitter tutto il suo disgusto, definendo il gesto inaccettabile, i vertici della NFL si uniscono nel contrastare la politica di divisione messa in atto dal presidente.
"Ora licenziateci tutti!" così tuonano i campioni di football, di basket e di Baseball: la guerra fredda è ormai cominciata e siamo certi non finirà presto.


Il mondo dello spettacolo si unisce alla protesta
Come se Donald Trump non avesse abbastanza detrattori, si uniscono alla lunga lista diverse personalità di spicco del mondo dello spettacolo americano.
Da Stevie Wonder a Pharrell Williams passando per il front man dei Pearl Jam Eddie Vedder, tutti si uniscono alla protesta che dilaga nel mondo dello sport e non solo nei confronti del presidente statunitense. La protesta negli ultimi giorni si sta espandendo, ingigantendo la propria ombra sopra la presidenza Trump.
Tutti uniti, tutti concordi nel dar contro alla disfattistica politica tycooniana.

                                                           -Scritto da A-

martedì 12 settembre 2017

L'uragano Irma è giunto al capolinea


Dopo aver seminato panico, distruzione e morte lungo tutto il suo percorso catastrofico, l'uragano Irma, declassato nella mattinata di ieri a categoria uno (con venti non superiori ai 135 Km/h), sembra finalmente giunto al capolinea.


Dopo aver portato la sua violenta furia su Cuba, Caraibi e Florida, nella serata dell 11 settembre (non un giorno comune per gli americani) esso si è spostato verso la Georgia riducendo ulteriormente la sua forza distruttrice.
Nella serata infatti, è stato ulteriormente declassato a tempesta tropicale ma il pericolo, come riporta il National Hurricane Center Usa, non è certamente terminato.

Su tutta la costa della Florida si sono abbattute le ampiamente previste forti inondazioni che hanno inevitabilmente incrementato il numero delle vittime.
L'uragano Irma, che da più di una settimana imperversa sul Mar dei Caraibi, ha lasciato dietro di se una lunga striscia di distruzione: catastrofici i suoi esiti a Cuba, nelle isole delle Antille ed in Florida.
Allagata e desertificata la città di Miami, dove la popolazione non si è lasciata cogliere impreparata dalla tempesta.
Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha proclamato lo stato di calamità naturale, al fine di far giungere più facilmente gli aiuti alle aree colpite. Lo stesso presidente ha poi fatto sapere come presto "donerà" la sua presenza nel sud-est del paese, lì dove Irma ha più colpito.
Secondo le prime stime, Irma ha causato la morte di almeno una trentina di persone, di cui cinque negli Stati Uniti.
Con l'uragano che gradualmente va perdendo intensità, si inizia a far la conta dei danni, i quali senza alcun dubbio avranno una pesante ripercussione sull'economia d'oltreoceano e che secondo i primi provvisori calcoli toccherebbero i 200 miliardi di dollari, più di 130 solo nello stato della Florida: nemmeno Katrina nel 2005 causò cotanta devastazione.

                                                              -Scritto da A-

venerdì 1 settembre 2017

Post Malone



(Immagine presa dalla Pagina Ufficiale Facebook Post Malone)

Cenni Biografici

Post Malone è uno dei talenti più promettenti del panorama mondiale.
Se vi piace il sound malinconico di un rapper texano che riesce tramite alla sua voce rotta a dare vita a delle canzoni dall'impronta prettamente onirica, (avreste dei gusti particolarmente selettivi e dettagliati), questo è il pane più buono per i vostri denti.

Il giovane talento classe 1995 nasce a Syracuse nello stato di New York, ma alla tenera età di 9 anni si trasferisce in Texas con la famiglia; dove il padre lavora come assistente per la squadra di Football Americano di Dallas, i Cowboys', ma il giovane Austin Richard Post (questo il suo nome di battesimo) preferisce la palla a spicchi. Lo stesso artista ha rivelato che il suo nome d'arte, con l'aggiunta al suo cognome di Malone, non sia un modo per tributare l'ex leggenda degli Utah Jazz, Karl Malone.

Impara ad autoprodursi tramite il progamma per pc FL Studio e si appassiona alla chitarra tramite Guitar Hero. A 16 anni da vita al suo primo mixtape che gli dona popolarità a scuola ma una volta lasciato il college decide di cercare la via del successo in California a Los Angeles.

Nella città degli angeli si avvicina a diversi produttori importanti e riesce a produrre la hit che lo consacrerà a livello mondiale, ovvero White Iverson. Scritta due giorni prima della registrazione e deciso nel chiamarla così per via delle treccine che ricordavano il vecchio campione dei Philadelphia 76ers. Pochi giorni dopo girano il videoclip e in men che non si dica raggiunge numeri da star... logico che di lì a poco, sia arrivata la chiamata per firmare con una casa discografica importante.
Post si lega alla Republic Records, con cui decide di collaborare per l'uscita del suo primo album in studio che s'intitolerà Stoney. Nel frattempo collabora con artisti di un certo calibro come 50 Cent, Young Thug, Kanye West e lega una forte amicizia col talento canadese Justin Bieber che gli concede di aprire i suoi concerti del Purpose World Tour nelle tappe americane.

Stoney

Il CD rispecchia a piemo la personalità poliedrica di Malone.
Le influenze pop sono vistose ma risente della cultura texana in cui è cresciuto, mettendo sprazzi di country e rock.

Oltre al pezzo che gli ha donato la fama, White Iverson, mettiamo da conto di sentire per i prossimi mesi le bellissime Too Young e Go Flex.
Il duetto con Quavo è una giocata vincente e invece quello con Kehlani è tanto inaspettato quanto bello, dove la voce rotta di Post si sposa alla perfezione con la voce delicata della giovane cantante.

Onirico e dissacrante, Post si conferma uno degli artisti più interessanti del momento, aspettiamo con ansia il suo secondo album in uscita il prossimo anno.

 Scritto da L.

martedì 29 agosto 2017

Avvocato difensore di cani e gatti? Sì ora esiste!


Arriva dal Cunnecticut la notizia che tutti gli animalisti aspettavano da tempo, chi protegge i diritti degli animali in caso di maltrattamenti, violenze varie e abbandoni?


Bene dagli States arriva la soluzione! I giudice del tribunale dello Stato sopra citato potranno nominare un avvocato o uno studente di legge come difensore di ufficio per gli animali.

Questa legge diviene un modello che verrà imitato e ripreso da altre giurisdizioni degli Stati Uniti e chissà un giorno forse prenderà piede anche qui in Europa.

Per ora cari cani e gatti in Cunnecticut ci sono degli avvocati pronti a difendervi in una sala di tribunale.

Scritto da L.

mercoledì 16 agosto 2017

Charlottesville: come la violenza ti trasforma una città



Non accennano a placarsi le polemiche intorno agli scontri di Charlottesville, dove nel weekend gli scontri tra i suprematisti bianchi ed un corteo antirazzista ha portato alla tagica scomparsa di tre persone, una manifestate e due agenti di polizia.


Tardiva la presa di posizione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, contestato pubblicamente da ogni angolo del paese per la sua blanda accusa generale nei confronti della violenza. Il neo eletto presidente, sino alla giornata di lunedì, non ha infatti minimamente accusato gli appartenenti ai movimenti razzisti e nazisti (tra cui spicca il gruppo del Ku Klux Klan).

Gli antefatti
La decisione presa dal consiglio comunale della cittadina di Charlottesville di rimuovere da un parco pubblico la statua del generale Lee, uomo controverso che guidò negli anni della guerra di secessione le forze armate confederate, aveva creato dissenso fra gli appartenenti dei movimenti antisemiti e di supremazia bianca.
Nei primi giorni del mese scorso, membri del Ku Klux Klan provenienti dalla Carolina del nord, erano giunti in Virginia per opporsi alla decisione, esibendo slogan che poco lasciavano all'immaginazione, gridando frasi a favore del potere bianco e sventolando vessilli confederati.
Il fatto, conclusosi con ben ventitré arresti, è stato l'anteprima degli scontri di sabato.

Sabato
Ancor prima del sorgere delle prime luci dell'alba di sabato dodici agosto, la tensione tra i suprematisti bianchi, in rivolta dopo la decisione di espropriare il parco pubblico dalla statua dello storico generale confederato, ed un corteo anti-razziale aveva portato i due gruppi allo scontro.
Gli accattivanti slogan di una e dell'altra fazione, sono stati presto sostituiti dalla violenza che è sfociata in scontri fisici.
L'intervento della polizia in assetto anti-sommossa ha scongiurato il peggio riducendo a pochi feriti e qualche contuso il bilancio degli scontri notturni.
Quando tutto sembrava ormai alle spalle, con le forze dell'ordine ormai riuscite a disperdere la folla di manifestatati dell'una e dell'altra parte, un auto si è scagliata a folle velocità sul gruppo antirazzista falciandolo e concludendo la sua corsa contro un'altra auto. Riuscito a scappare in un primo momento, l'autista del mezzo è stato riconosciuto, rintracciato e tratto in arresto dalle forze di polizia. James Alex Fields Jr, ventenne dell'Ohio: questo l'identikit del ragazzo il cui folle gesto è risultato fatale per una donna, tale Heather Heyer di trentadue anni, morta sul colpo dopo esser stata investita; trenta altri suoi compagni di proteste sono rimasti invece feriti.


L'FBI ha inoltre aperto un inchiesta dopo gli scontri, in materia di "violazione dei diritti civili".
Nella serata un elicottero impegnato in operazioni di controllo sopra la cittadina, luogo degli scontri, si è schiantato al suolo per un guasto tecnico. Non c'è stato nulla da fare per i due agenti a bordo, morti sul colpo.

La condanna
I fatti che hanno indignato una nazione intera non hanno lasciato indifferente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenuto per biasimare il gesto: " Non c'è posto per questo tipo di violenza in America".
La reazione al gesto è stata considerata da molti democratici e repubblicani blanda e troppo timida. Inoltre sino alla giornata di lunedì, il presidente non ha mai contestato i gesti dei suprematisti bianchi, vili responsabili degli scontri oltre che disseminatori di odio e antisemitismo.
Dopo aver reagito criticando e condannando i gesti dei membri del Ku Klux Klan con colpevole ritardo, nella giornata odierna il controverso tycoon ha fatto retromarcia. 
Chissà, forse consigliato da quegli stessi suprematisti bianchi che lo hanno spinto a divenir presidente della nazione, il settantunenne ha attaccato l'estrema sinistra, colpevole secondo lui in egual misura.

Charlottesville

Eletta nel 2014 come città più felice d'America, Charlottesville trova sede in Virginia nella contea di Albemarle.


Fondata nel 1762, questa cittadina venne chiamata in questo modo in onore della consorte di Re Giorgio III del Regno Unito, Sofia Carlotta.
Con i suoi quarantamila abitanti, la località ha nel suo alto tenore di vita e nella tranquillità il suo punto di forza.
Oggi al centro di polemiche legate agli scontri tra antirazzisti e suprematisti, la cittadina piombata in stato d'emergenza, venne premiata dal National Bureau of Economic Research per il suo spirito libero e per la mentalità aperta.
Una cittadina modello per tutte le altre, trasformata dalla follia razzista in città dell'orrore.

                                                         -Scritto da A-


martedì 1 agosto 2017

Fantasmi Guerra Fredda


Situazione nel Baltico

Putin ha deciso di schierare più di 100 mila uomini sul confine orientale a ridosso dei territori Nato nel Mar Baltico, più specificatamente a Belarus.
Questo dopo che il leader russo, domenica scorsa, ha deciso di espellere 755 diplomatici americani dal suolo russo.

La risposta degli States non si è fatta attendere e il Vicepresidente Pence ha voluto rassicurare gli alleati Nato sulla volontà statunitense di rispettare il quinto articolo, quello sulla reciproca difesa, dell'Alleanza Atlantica, secondo il quale se si attacca un membro, automaticamente si attaccano anche tutti gli altri.
Trump si vede costretto a firmare una legge con nuove sanzioni in direzione Mosca.


Situazione in Ucraina

In aggiunta anche in Crimea, non vi è un clima diplomatico dei più distesi.
Qualche anno fa, il Presidente degli States, Obama, e la cancelliera Angela Merkel avevano deciso di smettere di rifornire con armamenti Kiev, dopo l'invasione della Crimea da parte dell'Ucraina, per evitare uno scontro che avrebbe coinvolto in primis il Cremlino.

La situazione sembra essere cambiata, l'impressione dei diplomatici Usa in territorio ucraino riportano un sostegno vero e proprio nei confronti di movimenti insurrezionali filorussi, sorti negli ultimi mesi.

Trump si trova con le mani legate e la via del dialogo da lui auspicata con Mosca, non sembra andare a genio al mondo politico statunitense che vede ancora la Russia come un avversario temibile a tutti gli effetti.


Scritto da L.



lunedì 17 luglio 2017

Mayweather vs McGregor

Il 26 agosto di quest'anno alla T-Mobile Arena di Paradise in Nevada, si sfideranno due dei personaggi più eccentrici del mondo sportivo, da un lato il campione di MMA (mixed martial art), Conor McGregor, e dall'altra parte il vecchio campione imbattuto della boxe, Floyd Mayweather.
Ma in realtà chi sono questi due filantropi e campioni?


(Immagine presa dalla Pagina Ufficiale Facebook Conor McGregor)


Conor McGregor

Conor nasce in Irlanda nel 1988 ed è riconosciuto nel mondo per essere il campione in carica di due titoli mondiali contemporaneamente, prima lo divenne dei pesi piuma poi dei pesi leggeri.

A referto 24 scontri di cui ben 21 vinti, 18 per knockout, 1 per sottomissione 2 per decisione, ovvero punti. Da piccolo impara le arti marziali per difendersi, ma dopo aver fatto l'idraulico decide di lasciare il lavoro e diventare un professionista a tutti gli effetti. 

Da poco assieme alla compagna Dee Devlin, hanno dato alla luce al piccolo Conor jack Jr.
Il 30 novembre dell'anno scorso ha ottenuto la licenza da pugile professionista in modo da poter sfidare Mayweather in un ring. 

Conor è molto agile e il praticare diverse arti marziali lo rende imprevedibile, ma l'arma di cui fa più uso è il trash talking e la psicologia mentale che applica all'avversario per snervarlo.


(Immagine presa dalla Pagina Ufficiale Facebook Conor McGregor)


Floyd Mayweather

Floyd nasce negli States nel 1977 a Grand Rapids, da una famiglia di pugili infatti sia il padre che gli zii fecero carriera sul ring. 
La situazione famigliare non è delle più facili con una madre eroinomane, un padre che oltre ad allenarlo lo picchia e esce ed entra di continuo di galera.

Nonostante tutto gli allenamenti del padre l'hanno formato ed è anche grazie a lui se oggi è considerato uno dei migliori atleti mai visti su un ring nell'arte della difesa. 

Nelle Olimpiadi di Atlanta del 1996 ottiene un bronzo nella categoria dei pesi piuma. Negli anni successivi diventerà 5 volte campione mondiale in altrettante categorie differenti.
Nel 2007 decise di ritirarsi da imbattuto con un record di 39 vittorie ma nel 2009 tornò a competere dando vita a eventi che hanno ridato verve al mondo della boxe.

Le enormi quantità di soldi che sposta durante i suoi incontri lo hanno consacrato con soprannome di Money Mayweather, ma l'altro famoso nickname che gli viene affibbiato è quello di Pretty Boy, perchè capace di fare 39 incontri senza riportare mai contusioni degne di questo nome. 


(Immagine presa dalla Pagina Facebook Ufficiale Floyd Mayweather)



Adesso i due stanno dando spettacolo nelle conferenze stampa per promuovere il loro scontro, ma noi siamo curiosi se vincerà il vecchio campione o la giovane promessa, se avrà la meglio lo specialista di un'unica arte o uno che le padroneggia tutte. La parola al ring!

Scritto da L.