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martedì 16 gennaio 2018

Ritornano gli scontri armati in Libia


(Immagine presa dal Sito Ufficiale www.corriere.it)

Sembrava tornato uno stato di quiete apparente in Libia, ma ieri all'aeroporto di Tripoli è andata in scena una vera e propria guerriglia, provocando 11 morti e 37 feriti. 

Gli scontri armati sono andati avanti dall'alba fino al primo pomeriggio, tra le vittime ci sarebbero anche due civili.

Lo scorso 17 dicembre sono scaduti gli accordi di Skhirat che avevano generato il governo di Accordo Nazionale, con a capo al-Serray, e permesso alla Libia di mantenere dei rapporti diplomatici tra le diverse fazioni, senza ricorrere alle armi. 
Ora sono tornati ad opporsi al governo regnante i nostalgici del regime di Gheddafi, sotto la guida del generale Khalifa Haftar.

Quest'anno si terranno le elezioni e il generale minaccia di utilizzare la forza in caso di sconfitta, motivandola come necessaria; sottolineando come il paese non sia ancora pronto per una democrazia. 

Haftar è aiutato economicamente dall'Egitto e dagli Emirati, mentre i turchi sostengono la causa di al-Serray. 

L'unica cosa certa è che i voli e gli scali aerei, dopo i fatti di ieri, sono stati deviati a Misurata. 
Mentre per quanto riguarda gli scontri, si prospettano delle elezioni tese, con la possibilità concreta che si sfoci in una guerra civile sanguinolenta e fatale.

Scritto da L.

martedì 12 dicembre 2017

La storia si ripete: Alfie Evans come Charlie Gard


Il lento ma inesorabile trascorrere del tempo, porta la mente dell'uomo a dimenticare ed omettere i fatti che maggiormente hanno urtato e sensibilizzato il suo animo.
Così, a pochi mesi dalla prematura scomparsa del piccolo Charlie Gard, bimbo britannico di appena undici mesi affetto da una rarissima mitocondriopatia deceduto a seguito della discutibile scelta dei medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, la storia si ripete.


Il polverone mediatico relativo alla scelta di staccare i supporti vitali di Charlie, intrapresa dai medici contro il volere dei genitori, sembrava poter aver fatto breccia nel collettivo, lasciando un segno indelebile sull'opinione pubblica e sul cinico pensiero del mondo sanitario. Evidentemente così non è stato e a Liverpool, città portuale dell'Inghilterra, un altro bambino rischia di scomparire prematuramente.
Questa è la storia di Alfie Evans, venuto alla luce diciotto mesi or sono dall'amore di mamma Katie e papà Thomas, in coma dallo scorso dicembre per una misteriosa quanto oscura malattia. Ricoverato presso l'Alder Hey Children's Hospital, il piccolo e i suoi premurosi genitori si stanno scontrando non soltanto contro questo inspiegabile male ma, anche e soprattutto, contro i medici dell'ospedale stesso, intenzionati a staccare i supporti vitali indispensabili per tenere attaccato alla vita il piccolo. 
Secondo gli stessi, le opzioni per curare il bambino sono esaurite e pur capendo la drammaticità dei fatti e del dolore dei familiari, hanno forse prematuramente stabilito che per Alfie non c'è più nulla da fare, rivolgendosi perciò all'Alta Corte inglese per ottenere l'autorizzazione a "staccare la spina". Katie e Thomas Evans però non sono concordi con la decisione e, dopo aver reso noto grazie ai social media la situazione del proprio figlio, hanno invocato a gran voce l'aiuto delle persone comuni, come voi e come noi.

Ad oggi l'armata di Alfie può contare sull'appoggio di oltre trentamila componenti, intenzionati più che mai nel supportare, anche tramite una raccolta fondi, la decisione degli Evans di tenere in vita il proprio piccolo, sperando che si possa trovare una diagnosi precisa il prima possibile.
Lasciamoci istruire dagli errori del passato, modificando il corso degli eventi con decisioni umane al fine di non strappare da questa vita un piccolo innocente. Siamo con te Alfie!


-Scritto da A- 

martedì 21 novembre 2017

Attenzione al vostro Smartphone


Quanti di voi sono soliti dormire con affianco il vostro fidato Smartphone, magari attaccato al cavo di ricarica?


Bene da ora in poi evitate di farlo.
Le Thi Xoan era una ragazzina vietnamita di soli quattordici anni, e come molti suoi coetanei e non solo, utilizzava la presa più vicina al proprio letto per mettere in carica il proprio Iphone. Qualcosa però non è andato per il verso giusto e, durante la notte, la ragazza è morta folgorata a causa del cavetto di ricarica del proprio telefonino.
Il fatto, avvenuto nella provincia di Hanoi, ha destabilizzato l'opinione pubblica.
A ritrovare il corpo esanime dell'adolescente sono stati i genitori e per i soccorsi, giunti a tempo di record nell'abitazione, non c'è stato nulla da fare. Come confermato dai medici la ragazza è morta per "elettrocuzione" ovvero per una scarica elettrica provocata da un impianto in tensione.
Le indagini per svelare al meglio le dinamiche dell'incidente sono tutt'ora in corso; quello che è certo è che il cavetto di ricarica del cellulare era stato sottoposto ad usura e una parte della guaina in plastica era sgualcita lasciando a vista i sottostanti fili sotto tensione. 
Per ovviare a ciò era stato apposto intorno ad esso del nastro adesivo ma tutto ciò non sarebbe bastato, tanto che una singola lacrima della ragazza avrebbe potuto innescare la fatale dinamica dei fatti.
Ancora da determinare se si tratti di un cavo di marcatura Apple o di un surrogato di bassa qualità; seconde le prime indiscrezioni locali il cavo sarebbe più corto di quello originale.

                                                              -Scritto da A-

martedì 29 agosto 2017

Kamikaze a Kabul: i talebani rivendicano


Alle 10 di stamattina a Kabul si è fatto esplodere un kamikaze, causando 5 morti e 9 feriti, almeno fino ad adesso il computo si è fermato così, ma potrebbero aumentare nelle prossime ore.

L'attacco è stato rivendicato dai talebani poco dopo. L'esplosione ha scosso la capitale afghana ed è avvenuta davanti ad una banca in una strada trafficata, a pochi passi dalla zona diplomatica e dall'ambasciata statunitense.

Le vittime erano in coda davanti alla Kabul Bank per aspettare di ritirare i propri stipendi ma gli eventi non lo hanno permesso.


Immagine che mostra dei bambini davanti alle proprie case di fango nella capitale afghana

Per ora è tutto dall'Afghanistan, se ci saranno notizie ve le riporteremo come sempre.

Scritto da L.

martedì 4 luglio 2017

Esplosione di un autobus in Baviera



Ieri mattina un autobus che trasportava 46 passeggeri, tutti anziani provenienti dalla regione tedesca della Sassania, e 2 autisti, si stava dirigendo verso il Garda per una visita turistica.

L'incidente è avvenuto lungo l'autostrada nei pressi di Meunchberg, tra la Baviera e la Turingia nel sud della nazione, nelle vicinanze col confine della Repubblica Ceca.

In pratica l'autobus a speronato un tir che lo precedeva, che trasportava materassi e letti.
Secondo le descrizioni del vice conducente (rimasto gravemente ferito ma salvatosi), il suo collega era morto sul colpo nel momento dell'impatto e poi le fiamme hanno iniziato a divampare all'interno del veicolo.

Per ora sono stati certificati 16 corpi carbonizzati, ma si presume che le morti siano 18, i restanti sono gravemente feriti.

La cancelliera ha fatto sapere, tramite i suoi organi di stampa, di essersi unita al cordoglio delle condoglianze ai famigliari delle vittime e ha augurato una pronta guarigione ai sopravvissuti.

L'autostrada è stata chiusa ed è rimasta ina
gibile per l'intera giornata, non provocando pochi disagi a livello di trasporti in tutta la Baviera.


Scritto da L.

lunedì 26 giugno 2017

Esplosione in Pakistan causa più di 140 morti


Ieri mattina ha avuto luogo l'esplosione lungo la statale che portava verso l'area di Ahmedpur Sharquia di Bahawalpur, nel Pakistan centrale.

L'autobotte si è rovesciata lungo la strada e il veicolo trasportando carburant, ha subito dopo iniziato a prendere fuoco. L'esplosione, causata dall'incendio, è costata carissimo a più di 140 persone e attualmente si contano una sessantina di feriti in condizioni critiche, con ustioni che supererebbe il 70% del corpo.

Fonti rivelano che molta gente si era accalcata per cercare di approfittare dell'accaduto e prelevare quanto più possibile carburante dal veicolo rovesciato.



Scritto da L.

martedì 6 giugno 2017

I difensori di Toto Riina si appellano ai diritti umani dei carcerati


I difensori dell'ex boss mafioso, Totò Riina, chiedono la
detenzione ai domiciliari e il differimento della pena in modo da permettere nuovamente al Tribunale di Bologna di capire se il boss è ad oggi ancora pericoloso.
La Suprema Corte sta valutando il caso e chiede alla magistratura bolognese di esaminare nuovamente la situazione.

Ad oggi l'86enne, che ordinò le stragi di Capaci e Via D'Amelio, e che fece uccidere il giudice Chinnici, il prefetto Dalla Chiesa, poliziotti, giudici e giornalisti, soffre di cirrosi epatica e svariate patologie correlate.

Si fa appello ai diritti dei carcerati di ricevere una morte dignitosa, chiedendo di valutare la situazione clinica con la permanenza in un carcere di massima sicurezza, in isolamento perenne e sotto continuo monitoraggio visivo. Tutt'ora l'ex numero uno di Cosa Nostra è imputato all'interno del processo Stato-Mafia, ma non ha potuto partecipare alle ultime udienze per via dei suoi problemi e la sua grave forma di cardiopatia, che non gli permettono di rimanere nemmeno seduto.

La cassazione intenderebbe dare una chance ma davanti al tribunale di sorveglianza si presenterà per il giudizio di rinvio il procuratore generale del capoluogo emiliano, De Francisci (allievo nell'Ufficio istruzione di Falcone a Palermo); intenzionato a non tornare sui suoi passi e di non permettere nessuno sconto per un uomo che di sconti non ne ha mai fatti per nessuno.

Le polemiche nascono dopo la morte dell'anno scorso del numero due più importante della vita mafiosa del sud Italia, Provenzano; trovato morto in carcere  a Milano in stato vegetativo.


Scritto da L.


martedì 30 maggio 2017

Uragano a Mosca

Nella capitale russa, alle ore 12 di ieri, si è riversato un fortissimo uragano, che ha causato ben 11 morti e più di 50 feriti.
La mole d'acqua, unita al forte vento ha messo sotto sopra Mosca.

I decessi principalmente sono stati dovuti alla caduta degli alberi, ma addirittura anche allo scoperchiamento di gazebi e fermate degli autobus.

Il sindaco, Sergei Sobyanin, ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e ha ribadito il pronto intervento delle forze pubbliche per affrontare l'emergenza.
Il vento ha portato anche alla rottura dei fili della rete elettrica, facendo rimanere più di 18000 persone senza luce.

Oltretutto ha causato disguidi non da poco per quanto riguarda i mezzi di trasporto; infatti sono stati cancellati ben 13 voli e si sono registrati più di 33 ritardi nei principali aeroporti della capitale.


L'allarme meteo persisterà ancora sicuramente anche oggi, e nelle zone a sud di Mosca si è fatta evacuare parte della popolazione, per fronteggiare al meglio l'eventualità di una inondazione.

Per ora, da Mosca, è tutto.


Scritto da L.

Muore per un'otite:genitori e medico curante indagati



Si è spenta sabato, all'ospedale Salesi di Ancona, la vita del piccolo Francesco di appena sette anni.
E' morto in seguito ai gravi danni cerebrali portati da un'otite curata con la medicina omeopatica. I genitori del bambino lo avevano affidato, come altre volte prima della tragedia, alle cure del medico Massimiliano Mecozzi, titolare di due studi omeopatici (uno a Pesaro e l'altro a Fano).



In cura da quarantina di giorni per un'otite, le condizioni del fanciullo sono rapidamente peggiorate durante la scorsa settimana e a nulla sono valsi gli sforzi dei medici nel provare a salvargli la vita.
L'espianto dei suoi organi, avvenuto nella notte del 27 maggio, hanno fatto si che tre bambini potessero continuare a vivere.
Intanto il medico omeopata e i genitori della giovane vittima (provati per la perdita del figlioletto) risultano indagati per omicidio colposo.
Dura la presa di posizione del ministro della salute Beatrice Lorenzin, la quale ribadisce il concetto secondo il quale, i farmaci omeopatici siano complementari ma non sostitutivi dei medicinali tradizionali, a maggior ragione se si tratta di ragazzi e bambini.
Continua poi affermando come sarebbe bastato un semplice antibiotico per salvare la vita del piccolo Francesco; rivolgendosi poi ai genitori italiani, ha chiesto loro più attenzione e consapevolezza.

                                                -Scritto da A-


giovedì 25 maggio 2017

Blue Whale: bufala o verità?



A poco più di una settimana dal servizio de Le Iene, la Blue Whale mania impazza, con decine di utenti che poco alla volta hanno cercato, mediante l'utilizzo dei più comuni motori di ricerca, di capire meglio di cosa si trattasse.
Fra questi utenti ci siamo stati anche noi, intenzionati ad investigare sulla veridicità o meno della notizia.



Questo gioco, letteralmente la balena blu, prende il nome da questi cetacei che in determinate e sconosciute circostanze tendono a suicidarsi spiaggiandosi a riva.
Secondo il servizio andato in onda, la Blue Whale sarebbe un articolato e assurdo rituale psicologico, diffusosi in rete e strutturato in modo tale da plagiare le giovani menti dei partecipanti, inducendoli in una depressione così profonda da fargli credere che l'unica via possibile sia il suicidio.
Costituito da cinquanta macabre missioni, redatte dai curatori (gli organizzatori del gioco), riuscirebbe a corrompere la mente degli adolescenti, convincendogli della pochezza di significato della vita.
In pochi anni, solo in Russia (patria d'origine del gioco), avrebbe portato alla morte di più di 150 ragazzini, espandendosi poi recentemente oltre il confine sovietico (Francia, Brasile, Italia, Gran Bretagna).
Sempre secondo le testimonianze raccolte, i bersagli della balena blu sarebbero normali ragazzi e ragazze di età compresa fra i 9 e i 17 anni, scelti a caso sui social network e manipolati con l'obbiettivo finale di indurli alla morte.


Lo scopo del duro lavoro de Le Iene è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica , mettendo a conoscenza di tutti scopo e natura del gioco, divenuto tra giovani e giovanissimi una macabra moda.
Nonostante ciò, durante l'arco di tutta la settimana passata, si sono rincorse teorie secondo le quali tutto quello mostrato sarebbe in realtà un falso, in poche parole una "fake news".
In molti hanno rivisto nelle regole e nella struttura del gioco, la trama del film Nerve, alimentando così i sospetti ed innescando un meccanismo nel quale è difficoltoso capire cosa sia reale e cosa non lo sia.

Blue Whale, il gioco del suicidio: potrebbe trattarsi solamente di una raccapricciante legenda metropolitana?
A supporto di questa tesi, ci sarebbe il fatto che il nome di questo rituale sia comparso per la prima volta su un articolo del sito Novaya Gazeta, privo di fonti verificabili (e per questo apertamente criticato) ma perfetto per una rapida ed incontrollata diffusione grazie alla morbosità degli argomenti trattati.
Nonostante la regola del non farsi scoprire dai genitori, ci sembra strano come i familiari delle persone coinvolte non riescano a notare gli strani segnali che accompagnano i cinquanta giorni della Blue Whale; come è possibile che un padre o una madre non si accorgano che il proprio figlio o figlia si svegli ed esca di casa più volte alle quattro del mattino?



Come non riescono ad accorgersi delle ferite auto-inflitte?
E ancora, come è possibile in meno di cinquanta giorni e solo per via social, distorcere al tal punto la mente di questi ragazzi?
Come può un semplice gioco online portarti al suicidio? 

La veridicità della notizia è stata confermata da Elisabetta Mancini, primo dirigente della Polizia di Stato, direzione anticrimine, intervistata ancora da Le Iene, intenzionate a confermare quanto riportato una settimana prima.
Secondo la Mancini, sarebbero giunte diverse segnalazioni di possibili casi di Blue Whale Challenge in Italia.
L'assurdità della vicenda comunque rimane, e i quesiti posti, probabilmente, rimarranno senza risposta.

                                                -Scritto da A-